Luigi Cerantola
RADICAMENTO
D’ogni fiorente od intricata foresta non vediamo noi che quanto è vegetato al sole ristoratore, alle nuvole, ai lontani orizzonti, ma la necessaria vita sotto rami e tronchi e cespiti segreta ed invisibile resta a noi come gli abissi del mare e i fondi oscuri/inabitati dei palazzi: barbicano piante ed arbusti, alighe ed erbe nel mistero della terra che li nutre e destina ai cieli sovrastanti, a dimora della moltitudine delle viventi forme: dalle minime ed inscrutabili fino ai tumultuanti ominidi che si credono dominatori e non son che ombre inani e sciamannanti insetti a popolare il cimitero vasto del pianeta da che nell’utero nascosto torniamo noi soltanto alla fine, cadendo, mentre fin dal principio vi radica l’albero, e vi sta saldo lungo l’intero corso del respirare suo, e pur dopo la pacificante estinzione, per sempre, fattosi occulto alimento e fondazione d’ogni superfetante creatura sotto gli eterni cieli. In attesa così di scendere all’abisso, null’altro resta a noi che penetrar con Ercole, via dal glomero dendritico che natura ordisce a nostro irretimento, un qualche giardino d’aurei pomi, se non addirittura coi poeti i sognati Campi Elisii dove goder la luce via dall’informità cui ci trasse l’inassenziente nascere, o tentar almeno di ridurre la dissonante congerie a breve hortus conclusus, ad ordinato giardino.