top of page

Luigi Cerantola

INTROITO

​

Chi per sentieri/holzwege azzardi il passo incerto tentando sfrondarne le fughe devianti ad ignote prospettive che solo all’occhio nostro focalizzano in punto, pur sapendone noi il parallelismo indefinito e perciostesso insondabile/insondato, brancicherà per vepri e metastizzanti dumi se non si chieda il perché dell’andar/vagabondare ad alcunché rassicurante mete di rosee salvitudini, e forsanche per dantesche selve in cui, a scerpere l’un ramo, se ne veda gocciar l’aborrita linfa sanguinea, ché allora paventerà non aprirglisi varco a riveder le stelle se il Mantovano non lo trascini via per infernali bolge ficcandosi giù giù in Caìne di traditori fin che ne appaia la sospirata vela contro il monte almen del Purgatorio; ma i sentieri/anditi buî non se li scorderà mai più, neppur salito ad empireo di santi, e ritornato poi alla verde aiola che ci fa tanto feroci, perché fu in quei botri che vide la disumanata demenza del prolassare in deraglio da rettilineo intelletto e da cristallo di numerata armonia: in quei meandri labirintano difformità/anomalie, radicano astrusità e germinano aberranze cui repugna il desiderio nostro, pur consapevoli che dal nero anfratto germoglia il seme, e gemma lo stelo, e quindi il fiore a serenar la terra, non da pietra o diamante, né dal fulgor dell’oro inossidato. Che si abbia dunque fede e risolutezza negl’informi processi affioranti alla luce per vie d’oscurità, pur in minimissima parte traendoli a nostri fili e fini, a trame/tattiche onde portarne gli esiti a misura che conforti a noi l’errabondare inesausto sperandovi giardini d’iperfluenti rami e fronde, via dall’irto scompiglio di foreste, di strade intersecantisi a disorientare e perderci, come di serpentesche teste

medusèe.

bottom of page